Mio figlio Coach

Già proprio così.
Tanti anni di studio, di esperienza, di attività come coach e un bel giorno mi trovo mio figlio Maximilian di 4 anni che, come se fosse la cosa più naturale, mi “fa” da coach.
 
Immaginate la scena: io che lavoro e di punto in bianco mio figlio mi chiede :
“Mamma perché corri sempre? Sei sempre impegnata e senza sorriso. Vorresti stare un po’ più di tempo con me? Saresti più felice? Io dico di SI, tu cosa dici ? ...”
 
Mi è bastata la prima domanda.
Dopo aver attutito il colpo, ed aver ascoltato la sua stessa risposta, mi sono chiesta: come fa un bambino a porre delle domande così semplici ma così efficaci? Lui che di consapevolezza (conscia) non ne ha poi così molta, come fa ad arrivare al punto?
 
Una sua semplice affermazione (“feedback”) mi corrisponde e mi ritorna come una carica energetica.
 
Ecco la mia risposta (e mi farebbe piacere avere un riscontro da parte vostra): Maximilian si esprime come un bambino, senza costruzioni mentali, senza sovrastrutture.
 
Si esprime attraverso il suo SE’, ciò che è con semplicità, naturalezza, autenticità, rimandandomi ciò che gli arriva, facendomi da specchio.
 
Ed ancora: lui ascolta (come credo e spero faccia ogni bambino) sé stesso e mi rimanda ciò che gli arriva senza particolari elaborazioni mentali, essendo libero mentalmente. Fa domande semplici, elementari, dirette, lineari, senza inserirci alcuna sua interpretazione ma solamente guardando i fatti. Ecco, questo è il contributo “tecnico” che mi porto da mio figlio COACH: osservazione, ascolto, domanda elementare, feedback di ciò che mi arriva così come è ed ascolto con totale presenza dell’altro.
 
Il tutto condito con fluidità, sorriso e amore (inteso come accettazione dell’altro così come è). “Semplicemente” questo mi ha portato ad uscire per un momento da me stessa, osservarmi da fuori ed immaginarmi in un’altra situazione.
 
Mi ha permesso di fare uno shift e di lasciare andare (FARE) ciò che in quel momento mi appesantiva, dedicandomi invece ad ESSERE nel gioco con mio figlio. E la cosa ancora più straordinaria per me è stata che quel tempo dedicato all’essere mi ha permesso successivamente di essere più efficace nel chiudere le attività che avevo da fare; mi ha permesso di recuperare il tempo speso.
 
Il risultato che ho raggiunto è stato che mi sono portata a casa, oltre che un po’ di tempo con mio figlio, anche un’esperienza diversa della gestione del tempo, con un utilizzo più qualitativo e meno quantitativo dello stesso.
 
La consapevolezza acquisita è: il tempo dedicato all’ESSERE mi fa attingere l’energia che mi serve poi ad essere più efficace nella vita ovvero nel FARE. Detto più semplicemente il gioco e il piacere mi rendono più carica energeticamente. Questa carica mi permette di svolgere più efficacemente e con maggior qualità il mio lavoro risparmiando anche del tempo (oggi sempre più prezioso!)
 
Davvero un’esperienza unica.
 
Grazie Max!
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