Cambio generazionale? Più facile con il Coaching

Il tema del cambio generazionale è di grande attualità.

Il coaching può supportare chi in azienda ha la responsabilità di gestire il passaggio da una generazione all’altra.
Il cambio generazionale è un’esigenza molto sentita, che fa riferimento a un tema difficile, che è necessario affrontare.

Basti pensare che nel 2008 le imprese familiari in Italia erano sei milioni circa. Di questi, il 98% conta meno di venti dipendenti.
Il 92% sono imprese familiari e il 42% delle prime cento aziende italiane è caratterizzata da questo tipo di conduzione.
Circa 80mila imprenditori affrontano ogni anno questo problema.
L’80% di loro ritiene che sia un evento difficile da gestire.

Quale è la difficoltà maggiore?
Da un lato il ‘vecchio’ imprenditore realizza la necessità di farsi sostituire, dall’altro il ‘nuovo’ desidera sentirsi responsabilizzato e dare la propria impronta.

Questo è il primo aspetto critico: gli imprenditori vorrebbero che il successore seguisse le proprie impronte. E non sempre accade.
Per una questione di ideologia. E perché il mondo cambia di continuo.

La ‘prima generazione’ di imprenditori è focalizzata sui risultati.
È il loro punto di forza, che non giustifica l’apporto di innovazione e cambiamenti.

Il disorientamento scaturisce da come viene gestito l’intero processo di trasferimento dell’azienda.

Ed è per questo che il 50% delle imprese familiari scompare alla seconda generazione. Solo il 15%, poi, supera la terza”.

La gestione del conflitto.
Esiste una forte resistenza mentale al cambiamento, che si traduce in conflitto.
Il giovane desidera la responsabilizzazione e l’anziano fatica a delegare: si scontrano così visioni diverse, e bisogna gestire un conseguente meccanismo di difesa.
Anche gli imprenditori ‘illuminati’ fanno fatica ad avere una mentalità flessibile al cambiamento.

Il ruolo del coaching.
Questa modalità supporta sia l’imprenditore sia colui che dovrebbe prendere in mano la società.
Il coaching aiuta a interpretare il cambio generazionale come un’opportunità per innovare e rinnovare l’azienda, integrando le esperienze pregresse con una visione giovane e fresca.

Il rischio che altrimenti si corre è quello di far rimanere statica l’azienda. Ed è un rischio che non si può correre: la velocità con cui si verificano i cambiamenti è estrema.
Se non si è flessibili, l’azienda diventa obsoleta.

Il coaching interviene sulle componenti oggettive e soggettive. È necessario lavorare sulle dinamiche comportamentali ed emotive.
Ci sono meccanismi per cui il proprio comportamento è quello corretto e l’altrui si mostra sbagliato.

Il supporto del coach aiuta a integrare le due visioni aziendali attraverso un progetto che comporta la definizione di obiettivi mirati e la condivisione delle modalità con cui raggiungere quanto ci si è prefissato.
Il coaching migliora le relazioni interpersonali: la diversità viene vista come un valore per l’azienda.

La necessità di acquisire il giusto approccio.
L’accompagnamento è rivolto al team, oltre che al singolo imprenditore. Si cerca di creare una visione comune.
Nelle Pmi esiste il problema del mantenimento del business aziendale, che si sta assottigliando.

Si mostra quindi necessario ridurre i costi o apportare profondi cambiamenti.
In generale, bisogna acquisire un approccio coaching oriented.

Alcuni aspetti sconfinano nella consulenza. Non basta, infatti, l’intervento individuale: sono necessari anche interventi formativi.

Si tratta di un cambio di visione aziendale. Prestare attenzione ai cambiamenti, essere lungimiranti, veloci e flessibili: è questo l’atteggiamento consigliabile.

Ricordandosi di non demonizzare il pregresso come qualcosa di obsoleto. Al contrario, bisogna integrarlo e guardare all’innovazione con occhio critico, valutando oggettivamente quanto accade.

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